Un progetto può rispettare tempi e budget, coinvolgere molti destinatari e completare tutte le attività previste. Ma quali cambiamenti ha prodotto davvero per le persone, le organizzazioni e la comunità?

La valutazione d’impatto sociale (VIS) aiuta a rispondere a questa domanda.

Per imprese, cooperative, enti del Terzo settore e amministrazioni pubbliche significa disporre di evidenze utili per comprendere cosa ha funzionato, migliorare gli interventi e comunicare con maggiore trasparenza il valore prodotto.

In questa guida vedremo che cos’è la valutazione d’impatto sociale, come si costruisce un percorso di misurazione, quali indicatori e metodi possono essere utilizzati e come applicare questo approccio alla formazione.

Cos’è la Valutazione d’Impatto Sociale (VIS)

La valutazione d’impatto sociale è un processo che analizza, attraverso metodi qualitativi e quantitativi, gli effetti delle attività di un’organizzazione sulla comunità di riferimento, nel breve, medio e lungo periodo, rispetto agli obiettivi perseguiti.

Per farlo, mette in relazione bisogni, risorse impiegate, attività, risultati immediati e cambiamenti prodotti. La differenza è sostanziale: erogare un servizio o realizzare un corso dimostra che l’attività è stata svolta; verificare come quel servizio o quel corso abbia inciso sui destinatari permette invece di valutarne gli effetti. La VIS non è quindi una semplice raccolta di dati a consuntivo. È un percorso che, se pianificato fin dall’inizio, aiuta a definire obiettivi osservabili, scegliere le informazioni da raccogliere e coinvolgere gli stakeholder interessati.

Quadro normativo e linee guida

In Italia la valutazione d’impatto sociale ha ricevuto un riconoscimento specifico con la Legge 106/2016 nell’ambito della riforma del Terzo settore.

Il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 23 luglio 2019 ha poi adottato le Linee guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività degli enti del Terzo settore. Le Linee guida non impongono un unico metodo, ma indicano principi e fasi di riferimento. Le amministrazioni pubbliche possono inoltre prevedere la VIS in determinate procedure di affidamento di servizi di interesse generale.

Sebbene il quadro normativo riguardi in modo specifico il Terzo settore, i criteri proposti sono utili anche per cooperative, imprese e altre organizzazioni che vogliono conoscere e rendere visibili gli effetti sociali delle proprie attività.

Come si misura l’impatto sociale

Misurare l’impatto richiede un percorso coerente con gli obiettivi e proporzionato alla complessità dell’intervento. Le Linee guida ministeriali richiamano sei principi di riferimento: intenzionalità, rilevanza, affidabilità, misurabilità, comparabilità, trasparenza e comunicazione.

Il processo può essere organizzato in sei passaggi:

  1. definire il perimetro: chiarire quale progetto o attività valutare, il periodo considerato e i soggetti coinvolti;
  2. analizzare bisogni e contesto: individuare il problema a cui l’intervento intende rispondere e le condizioni che possono influenzarne i risultati;
  3. esplicitare i cambiamenti attesi: collegare risorse e attività ai risultati immediati e agli effetti di medio-lungo periodo;
  4. scegliere indicatori e strumenti: stabilire quali dati raccogliere, con quali modalità e in quali momenti;
  5. analizzare e interpretare i dati: confrontare le evidenze con gli obiettivi e considerare anche il contributo di fattori esterni;
  6. restituire e utilizzare i risultati: comunicare quanto emerso e tradurlo in indicazioni per le decisioni future.

La valutazione acquista valore quando le evidenze raccolte non restano nel report finale, ma vengono utilizzate per correggere le criticità, migliorare la progettazione e orientare le risorse verso ciò che produce i risultati più significativi.

Output, outcome e impatto: cosa cambia?

Per comprendere gli effetti di un intervento è importante distinguere tre livelli di risultato: output, outcome e impatto. I tre concetti sono collegati, ma descrivono dimensioni diverse del cambiamento.

Prendiamo come esempio un progetto di formazione sulle competenze digitali realizzato in un’impresa.

  • OUTPUT – Ciò che viene realizzato direttamente. Esempio: il numero di ore di formazione erogate, i partecipanti coinvolti, i corsi completati.
  • OUTCOME – I cambiamenti osservati nei destinatari. Esempio: l’acquisizione di nuove competenze digitali, una maggiore autonomia e l’utilizzo degli strumenti digitali nel lavoro.
  • IMPATTO – Gli effetti più ampi e più duraturi a cui l’intervento ha contribuito. Esempio: il miglioramento stabile dei processi organizzativi, della qualità dei servizi o delle opportunità professionali.

Il passaggio dall’output all’impatto evita di confondere la quantità delle attività svolte con il cambiamento effettivamente generato.

Indicatori per la valutazione d’impatto sociale

Gli indicatori traducono gli obiettivi e i cambiamenti attesi in informazioni osservabili.

La loro scelta dipende dagli obiettivi del progetto, dalle caratteristiche dei destinatari e dal contesto in cui si svolgono le attività. Devono essere pertinenti, comprensibili, rilevabili con continuità e, quando possibile, confrontabili nel tempo.

Gli indicatori quantitativi esprimono dati numerici, come il tasso di completamento, la variazione dell’occupazione o la percentuale di persone che applicano una nuova competenza. Quelli qualitativi aiutano invece a comprendere esperienze, percezioni e motivazioni attraverso interviste, focus group, domande aperte o testimonianze. L’integrazione delle due tipologie restituisce una lettura più completa.

Di seguito alcuni esempi di indicatori utilizzabili in diversi ambiti.

AmbitoEsempi di indicatori
FormazioneTasso di completamento; apprendimento rilevato; applicazione di quanto appreso nel lavoro
OccupazioneInserimento lavorativo; stabilità dell’occupazione nel tempo; miglioramento delle opportunità professionali
InclusioneAccesso ai servizi e alle opportunità da parte di persone in condizioni di fragilità; riduzione delle barriere alla partecipazione; miglioramento dell’autonomia personale
OrganizzazioneBenessere lavorativo; permanenza del personale; coinvolgimento nelle decisioni; miglioramento dei processi organizzativi
Territorio e comunitàAccessibilità dei servizi; continuità delle reti territoriali; partecipazione alla vita della comunità

Metodi e strumenti per misurare l’impatto sociale

Non esiste un unico metodo per valutare l’impatto sociale. La scelta degli approcci e degli strumenti dipende dagli obiettivi della valutazione, dalle caratteristiche delle attività e dei destinatari, dalle risorse disponibili e dai cambiamenti che si intendono osservare.

Tra gli approcci utilizzati figurano la Theory of Change e il Social Return on Investment (SROI). Per raccogliere e analizzare le informazioni si possono utilizzare questionari, interviste, focus group, analisi degli indicatori chiave di prestazione (KPI) e dati di monitoraggio.

Theory of Change

La Theory of Change (ToC), o Teoria del cambiamento, è un approccio che permette di ricostruire il percorso attraverso il quale un intervento dovrebbe produrre i cambiamenti desiderati.

Parte dai bisogni e mette in relazione risorse, attività, output, outcome e impatti, esplicitando anche le condizioni necessarie perché il cambiamento si verifichi. Può essere utilizzata già nella fase di progettazione per chiarire le ipotesi di partenza e successivamente per confrontare i risultati attesi con quelli osservati.

Il suo valore non sta nella complessità dello schema, ma nella capacità di rendere verificabile la logica dell’intervento.

Social Return on Investment (SROI)

Il Social Return on Investment (SROI), o Ritorno sociale sull’investimento, è una metodologia che permette di stimare il valore sociale generato da un intervento in rapporto alle risorse investite.

Lo SROI coinvolge gli stakeholder, identifica i cambiamenti prodotti e attribuisce, dove possibile, un valore monetario ai benefici sociali, anche quando non hanno un prezzo di mercato.

Il risultato viene espresso attraverso un rapporto: ad esempio, uno SROI pari a 2 indica una stima di due euro di valore sociale generato per ogni euro investito. Il calcolo tiene conto anche dei cambiamenti che si sarebbero verificati indipendentemente dall’intervento e del contributo di altri soggetti o fattori. Il risultato rappresenta quindi una stima, da interpretare alla luce delle ipotesi e dei dati utilizzati, e non un rendimento finanziario.

Valutazione d’impatto sociale e formazione

Applicare la valutazione d’impatto sociale alla formazione significa verificare non soltanto se i corsi sono stati realizzati, ma se quanto appreso viene utilizzato e produce cambiamenti per le persone e per l’organizzazione.

Il numero di corsi realizzati, le ore erogate e i partecipanti coinvolti descrivono le attività svolte.

L’autonomia acquisita, il benessere, l’evoluzione professionale o il miglioramento dei processi aiutano invece a comprenderne gli effetti.

Un esempio concreto è la misurazione d’impatto sociale dell’Avviso 48 Strategico «Innovazione e sostenibilità» di Foncoop, realizzata in collaborazione con Open Impact. La ricerca ha analizzato sia il contributo delle attività preliminari di analisi dei fabbisogni alla qualità della progettazione formativa, sia gli effetti della formazione sui lavoratori e sulle imprese. Sono emersi cambiamenti riguardanti il benessere personale e lavorativo, lo sviluppo delle competenze, il miglioramento organizzativo e il rafforzamento delle reti tra imprese.

Attraverso la metodologia SROI, la ricerca ha stimato, nello scenario centrale riferito all’intero Avviso, 2,51 euro di valore sociale netto per ogni euro investito. Il dato riguarda quello specifico intervento e va letto alla luce del perimetro, dei dati e delle ipotesi adottate.

L’esperienza mostra come la valutazione possa trasformare i dati in conoscenza utile: permette di capire quali elementi rafforzano l’efficacia della formazione e offre indicazioni concrete per programmare interventi successivi più mirati.

Vantaggi

Valutare l’impatto consente di andare oltre la rendicontazione delle attività e comprendere quali risultati meritano di essere consolidati, quali aspetti richiedono correzioni e dove indirizzare le risorse future.

Per le aziende

Per aziende ed organizzazioni, la valutazione consente di:

  • migliorare la progettazione sulla base di evidenze;
  • riconoscere effetti positivi, criticità e conseguenze inattese;
  • verificare la coerenza tra finalità dichiarate e risultati raggiunti;
  • rafforzare il dialogo con stakeholder, finanziatori e comunità;
  • comunicare il valore prodotto in modo documentato.

Per cooperative e imprese sociali questa prospettiva è particolarmente rilevante perché collega la missione sociale ai cambiamenti effettivamente osservati.

Per i lavoratori

Il processo valutativo può far emergere come un intervento incida sull’esperienza professionale dei lavoratori: utilizzo delle capacità acquisite, opportunità di crescita, occupabilità, partecipazione e benessere. Coinvolgere le persone nella raccolta e nell’interpretazione delle evidenze permette inoltre di rilevare bisogni non soddisfatti ed effetti inattesi, utili per progettare iniziative più aderenti alla realtà del lavoro.

Come comunicare i risultati della valutazione

I risultati devono essere presentati in modo comprensibile, spiegando il perimetro della valutazione, i soggetti coinvolti, i metodi utilizzati, i limiti e le evidenze emerse. Report, bilanci sociali, dashboard, infografiche e incontri di confronto rispondono a esigenze diverse. Comunicare con trasparenza significa anche evitare di generalizzare risultati riferiti a un singolo progetto o di presentare come certi effetti che sono soltanto stimati.

Errori da evitare e consigli utili

Una valutazione d’impatto sociale efficace richiede alcuni accorgimenti, a partire dalla progettazione dell’intervento. Ecco gli errori più frequenti e come prevenirli.

ErroreCome evitarlo
Confondere attività e impatto.
Considerare il numero di partecipanti o di servizi erogati come prova del cambiamento.
Non usare partecipanti, ore o servizi erogati come prova del cambiamento. Collegare le attività a risultati osservabili.
Scegliere gli indicatori troppo tardi o senza criteri precisi.
Individuare i KPI soltanto alla fine del progetto o perché i dati sono facilmente disponibili.
Definire prima dell’avvio pochi indicatori direttamente collegati agli obiettivi e ai cambiamenti attesi e stabilire tempi e responsabilità della raccolta.
Raccogliere dati non confrontabili.
Utilizzare criteri o strumenti di rilevazione diversi nel corso del progetto.
Mantenere criteri, domande e scale coerenti nelle diverse rilevazioni.
Escludere gli stakeholder dalla valutazione.
Affidarsi esclusivamente al punto di vista di chi realizza o finanzia l’intervento.
Coinvolgere un insieme rappresentativo di destinatari e altri soggetti interessati, anche nell’interpretazione di quanto emerge.
Affidarsi soltanto ai numeri.
Rilevare le variazioni degli indicatori senza approfondirne le ragioni.
Integrare i dati quantitativi con strumenti qualitativi che aiutino a comprenderne le ragioni.
Ignorare i fattori esterni.
Attribuire tutti i cambiamenti osservati all’intervento valutato.
Considerare altri eventi e soggetti che possono avere contribuito ai risultati.

Domande frequenti (FAQ)

Qual è la differenza tra bilancio sociale e valutazione d’impatto sociale?

Il bilancio sociale rendiconta le attività, le risorse impiegate e i risultati complessivi di un’organizzazione. La VIS approfondisce i cambiamenti generati dalle attività rispetto agli obiettivi perseguiti. I risultati della valutazione d’impatto possono essere inseriti nel bilancio sociale ed integrarne i contenuti.

Valutazione d’impatto sociale e rendicontazione ESG sono la stessa cosa?

No. La rendicontazione ESG riguarda le dimensioni ambientale (Environmental), sociale (Social) e di governo dell’organizzazione (Governance). La VIS si concentra sugli effetti sociali generati dalle attività sulle persone e sulle comunità. Le due pratiche possono integrarsi, ma rispondono a finalità e metodologie differenti.

Quanto tempo occorre per valutare l’impatto sociale di un progetto?

Non esiste una durata standard. Alcuni risultati sono rilevabili alla conclusione delle attività, mentre altri richiedono verifiche a distanza di mesi o anni. Tempi e rilevazioni vanno quindi pianificati in base agli obiettivi del progetto.

Qual è la differenza tra impatto sociale e valore sociale?

L’impatto sociale riguarda i cambiamenti positivi o negativi a cui un intervento ha contribuito. Il valore sociale esprime l’importanza che tali cambiamenti assumono per i destinatari, per l’organizzazione e per la collettività, anche quando non è possibile attribuire loro un valore economico.

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